La Storia
Anticamente (IX e X secolo), Atrani fu dominata da Salerno poi entrò a far parte della Repubblica Marinara di Amalfi diventando il luogo prediletto delle famiglie più nobili e potenti che partecipavano alle vicende di quel periodo. Su questo minuscolo, esclusivo e prezioso sfondo si procedeva infatti sia all’incoronazione dei Dogi che alla loro sepoltura, oppure si celebravano matrimoni importanti come quello fra il figlio del Duca di Amalfi e la figlia del Principe di Capua e Benevento (1002).
La storia dei nobili si intreccia con quella dei popolani di Atrani fra i quali annoveriamo la madre del famosissimo Masaniello (Tommaso Aniello de Fusco) capo-popolo durante la rivolta dei napoletani contro gli invasori spagnoli nel 1647.
Atrani partecipò dunque alle fortune e alle disgrazie di Amalfi, conoscendo i periodi di ricchezza dovuti essenzialmente ai commerci floridi della Repubblica Marinara, e gli attacchi devastanti dei Pisani (1135), storici rivali di Amalfi, dei pirati, dei saraceni. Fu di nuovo fiorente sotto il regno di Manfredi, a metà del 1200, poi gradualmente subì un processo di impoverimento aggravato dalle guerre civili sviluppatesi nel regno, dall’oppressione feudale e dalla peste del 1467 che portò una drastica diminuzione della popolazione. Ridotta in povertà, Atrani venne unita ad Amalfi e così rimase fino al 1578. La estrema vicinanza dei territori non impedì lo scontro campanilistico (come frequentemente avvenne in tutta Italia) e si tornò alla separazione dei due comuni quando, intorno alla fine del 1500, il paese riuscì a diventare terra demaniale, insieme alle altre cittadine della costiera che ricadevano sotto il ducato di Amalfi, riscattato in quell’occasione dalla proprietà degli Estensi. Ciò che emerge, nel periodo successivo, è l’isolamento dovuto alla mancanza di vie di collegamento, insieme alla povertà di una zona che basò la propria sopravvivenza sulle attività della pesca, della ceramica (iniziata all’epoca della Repubblica Marinara), della coltivazione di lembi di terreno strappati alla roccia, in cui crescevano (oggi come allora) limoni, fichi, poche viti, pochi alberi di ulivo e mandarino, e dai prodotti derivati dall’allevamento di bestiame sulle colline vicine.
A metà del 1800 però, la lenta ripresa comincia con pochi visitatori stranieri, provenienti dal Nord-Europa, spesso famosi (scrittori, scienziati, artisti) e certamente ricchi che, bisognosi di sole e aria pura, attratti dalla vita semplice e quasi primitiva, trascorrevano l’estate come ospiti paganti in una camera a loro riservata nelle case dei pescatori o nei pochissimi alberghi a gestione familiare sparsi qua e là sulla costiera. Dal turismo d’elite di quel periodo, si passò ad ospitare un numero sempre maggiore di villeggianti provenienti ancora, prevalentemente dall’estero e incoraggiati dalla costruzione di qualche strada (per quanto stretta e tutta curve!). Oggi il turismo è decisamente l’attività più sviluppata, insieme alla produzione di limoncello, fichi secchi, pomodorini, prodotti caseari e alle attività artigianali e industriali legate alla tradizione della ceramica.
La costruzione di numerosi alberghi e il passaggio delle auto durante l’estate non hanno stravolto lo scenario meraviglioso fatto di colori unici, né la cultura della popolazione che per tanto tempo è stata costretta ad emigrare da questo luogo incantevole ma non ha dimenticato le proprie radici e le tradizioni, riuscendo così a farne un punto di forza. |