La Storia
Prima del IX secolo, probabilmente, il territorio di Cetara era quasi completamente disabitato ed apparteneva alla città di Marcina fondata dagli Etruschi dove oggi sorge Vietri sul Mare. I primi abitanti della zona costiera furono i Saraceni che furono poi cacciati alla fine del secolo. Fu la chiesa di S.Pietro Apostolo a costituire, nel 988, il primo nucleo intorno al quale si sviluppò l’abitato cetarese che comprendeva il territorio sul mare e quello sulle colline. La popolazione cercò di proteggersi costruendo mura, torri e fortezze sul versante marino a Sud della città, mentre a Nord era il Monte Falerzio a costituire una difesa naturale. Nel 1030 gli abitanti di Cetara, per poter esercitare la pesca, cominciarono a pagare tasse: prima all’Arcivescovo di Amalfi e poi al monastero benedettino di Erchie che le riscuoteva per conto del duca Guglielmo. Durante il Medioevo la città era divisa in due zone che appartenevano a due diversi proprietari: la parte orientale ai Longobardi del principato di Salerno e la parte occidentale al ducato di Amalfi retto prima dai Romani e poi dai Bizantini. Mentre le zone collinari erano caratterizzate dalla presenza di boschi e castagneti di proprietà dei nobili e della Chiesa, la parte sul mare fu ben presto caratterizzata dai terrazzamenti sostenuti da muri a secco (macerine) ricavati dagli abitanti per poter coltivare il minimo indispensabile. Fu così che si svilupparono le coltivazioni di limoni, vigne e alberi da frutto che andarono ad affiancare gli ulivi che vi crescevano già spontaneamente. I marinai di Cetara parteciparono alla vita del piccolo stato di Amalfi viaggiando sulle rotte che portavano verso l’Africa settentrionale, l’Italia meridionale e l’Impero bizantino: essi erano considerati fra i migliori nel loro mestiere e il mare di Cetara li ripagava con grande generosità. I profitti della pesca venivano divisi secondo regole ben precise dettate dalla Tabula de Amalpha che ne attribuiva un terzo al proprietario della barca, un terzo al capopesca e un terzo ai marinai. Cetara riuscì ad evitare l’accorpamento nel feudo ducale e collaborò attivamente alla liberazione di uno dei figli del re di Napoli (Federico) tenuto prigioniero a Salerno. Nel 1534 una flotta di corsari turchi (che in quel periodo costituivano un pericolo costante per le popolazioni costiere) comandati da Sinan Pascià, portarono morte e distruzione a Erchie, Soverano e Cetara, trascinando con sé anche 300 schiavi cetaresi. Nel 1799, dopo la nascita della repubblica partenopea, i francesi alleati dei giacobini napoletani, minacciarono di distruggere Amalfi a cannonate ma furono convinti a desistere dal loro proposito dalla forte somma di denaro che ricevettero in cambio dagli amalfitani. In seguito, i francesi avviarono la costruzione di un fortino a Conca dei Marini e venivano sorvegliati da una piccola flotta di repubblicani nascosta in un’insenatura quando, da Fonti, partirono alcuni marinai inglesi e cetaresi intenzionati ad appropriarsi delle navi repubblicane e del fortino dei francesi, cosa che riuscì loro al secondo attacco. Almeno due volte nel corso della loro storia, i cetaresi tentarono di costituire un comune autonomo, prima separandosi da Cava (che rifiutò) e poi da Vietri. Gli sforzi furono coronati da successo nel 1834.
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